Soave Versus, 1, 2 e 3 settembre 2007

Principi e Cavalieri
Le Aziende del Soave
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Credito Cooperativo

Il Bicchiere del Soave

di Federico de Majo in collaborazione con Sandro Sangiorgi

Prima di parlare del bicchiere del Soave è indispensabile parlare del vino che ci andrà, o meglio dei vini che potranno essere esaltati dalla forma e dalle dimensioni di un bicchiere.
Perché si parla di vini? In primo luogo perché Soave rappresenta un territorio che comprende oltre al comune omonimo quello di Monteforte nella zona classica, e poi altri importanti paesi nell’area allargata. Ogni territorio aggiunge alle caratteristiche pedoclimatiche elementi di carattere produttivo e una interpretazione che può essere diversa.

La leggiadria, il rigore espressivo, la delicatezza, quella sana energia che il vitigno Garganega trasmette al vino finito possono essere resi ancora più allettanti dal Trebbiano di Soave, o dallo Chardonnay. Già questi elementi dimostrano quanta flessibilità possa esprimere quello che a ragione è considerato il bianco italiano più famoso e diffuso al mondo.
Per rendere al meglio, il bicchiere del Soave dovrà prendersi carico di almeno quattro tipologie di vino bianco abbastanza diverse, unite dal filo del terroir e dei vitigni, ma capaci di collocarsi con chiarezza su livelli differenti.

La versione più diffusa è quella sottile e fresca che viene consumata in tempi piuttosto rapidi: nitida nei piccoli profumi, ha una dinamica del sapore agile e fresca.

La versione più osservata è quella Classica Superiore, nella quale convergono le ambizioni di chi ama il Soave serio, autorevole ma sempre dotato di una sorbevolezza eccezionale, capace di esprimere i vitigni senza mediazioni e nello stesso tempo in grado di evolversi con successo. Un bianco italiano vero e fragrante.

La versione maturata in legno, barrique in prevalenza ma anche botti di diverse dimensioni, offre del vino veronese uno scorcio più denso e avvolgente, è il bianco ampio nei profumi, ancora dotato di una certa acidità ma certo più graduale e cremoso.

Una versione che si sta diffondendo è quella ottenuta macerando le bucce della Garganega, perseguendo la tradizione della frazione di Brognoligo nella quale l’antica maniera di fare il bianco come fosse un rosso è rimasta quasi intatta. Qui i profumi sono più mediterranei, lo sviluppo del sapore ha un carattere deciso, a metà strada tra le levità della versione Superiore in acciaio e quella maturata nel rovere.

Il bicchiere deve dunque donare al bianco più facile la possibilità di non perdere le sue caratteristiche primarie, per questo non sarà troppo grande; darà al bianco più ambizioso ma sempre giovanile il modo di donare il meglio di sé attraverso una accennata svasatura, che favorisce i profumi freschi, e una discreta capienza oltre a permettere al vino di arrivare in bocca in modo continuo e senza sbalzi.
Lo stesso tipo di bicchiere può assecondare il tono maturo e morbido di un Soave elaborato in legno, la forma tondeggiante del corpo, la sua adeguata capienza, sono elementi sufficienti a non far sembrare troppo “stretta” l’espressività di un vino tenero e progressivo.

Il bicchiere elaborato da noi dimostrerà la sua efficacia con il Soave macerato sulle bucce perché come nel caso precedente ha un corpo che apre ai vini rossi, non ne mortifica la ricchezza e la proverbiale energia.
Trovare un bicchiere che possa dare asilo ad un bianco così vario e duttile non è facile, ma la finezza del progetto e la sinuosa e accogliente fisionomia del vino possono incontrarsi come raramente è successo finora.

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